Giuseppe Bonito porterà alla prossima Mostra del Cinema di Venezia Fame d'aria, adattamento del romanzo di Daniele Mencarelli che racconta la difficoltà quotidiana e l'affetto contraddittorio tra un padre e il figlio con autismo. Il film è stato scelto per le Giornate degli Autori, la sezione autonoma e parallela del festival in programma dal 2 al 12 settembre 2026.
La vicenda segue Pietro, interpretato da Paolo Pierobon, un uomo consumato dalla fatica fisica, dal debito e da una solitudine profonda, e Jacopo, diciottenne descritto come affetto da una forma di autismo a basso funzionamento. La narrazione prende avvio da un guasto all'auto che costringe i due a fermarsi in un piccolo paese: lì incontrano un meccanico, Oliviero, e vengono ospitati nella pensione-bar di Agata, dove una giovane di nome Gaia instaura progressivamente un rapporto con Pietro.
Bonito, che ha curato la sceneggiatura insieme all'autore del romanzo e a Monica Zapelli, ha spiegato di aver trovato nel libro di Mencarelli un approccio diretto e privo di retorica rispetto al tema dell'autismo. Per il regista, il racconto doveva evitare stereotipi e la spettacolarizzazione che spesso privilegia forme di autismo ad alto funzionamento con elementi più drammaturgicamente immediati.
Il cast principale vede Paolo Pierobon nel ruolo del padre e Saverio Santangelo in quello di Jacopo; compaiono inoltre Alfonso Santagata nei panni del meccanico, Milvia Marigliano come Agata e Rosa Palasciano nel ruolo di Gaia. La produzione è a cura di Clemart insieme a Rai Cinema, che sostiene il progetto tratto dall'omonimo romanzo pubblicato da Mondadori.
Sulla scelta del protagonista Bonito ha detto di aver puntato su un attore capace di immergersi nella complessità del personaggio, qualità che ritiene Pierobon possieda. Per il ruolo del figlio, il regista ha reso noto che non è stata una strada praticabile affidare la parte a un giovane realmente autistico a basso funzionamento e che per questo si è optato per la recitazione: dopo un lungo casting, l'incarico è andato a Santangelo, la cui performance durante le improvvisazioni dei provini avrebbe convinto il regista.
Nel raccontare il film Bonito non si limita alla sfera privata: vuole che lo spettatore percepisca la solitudine di Pietro non solo come isolamento emotivo, ma anche come deficit di tutele sociali e istituzionali. Sullo sfondo della storia emergono temi concreti, come il peso economico delle cure e la marginalizzazione pratica delle famiglie che assistono persone con disabilità gravi.
Il regista denuncia inoltre pratiche di sfruttamento ai danni delle famiglie, un tema che il film intende portare alla luce. Queste parole mantengono il film ancorato a una dimensione di denuncia civile più che a un mero dramma familiare: l'intento dichiarato è quello di urlare, attraverso la narrazione, la gravità di un abbandono che è prima di tutto politico e amministrativo.
La scelta di non ricorrere a un interprete realmente autistico solleva questioni complesse attorno all'etica del casting e alla rappresentazione sullo schermo. Nell'articolo che ha presentato il film il regista afferma di aver visionato centinaia di candidati; si tratta di un elemento fornito dalla produzione e non verificato indipendentemente, così come restano non documentati dettagli sul background personale dell'attore scelto riguardo alle esperienze dirette con l'autismo.
Al momento non sono ancora disponibili elementi sulla ricezione critica o di pubblico: la proiezione a Venezia sarà uno dei primi momenti pubblici per valutare come il film verrà accolto. Allo stesso modo, l'articolo non fornisce cifre precise relative ai costi sostenuti dalle famiglie né esempi concreti di situazioni economiche analoghe a quella rappresentata sullo schermo; la denuncia resta quindi agganciata alla dimensione narrativa e all'interpretazione del regista.
Fame d'aria si inserisce nel percorso cinematografico di Bonito, che in passato ha esplorato il tema della genitorialità in altri lavori e adattamenti letterari. Il nuovo film potrebbe contribuire a spostare il dibattito pubblico sulle forme più gravi di autismo, puntando l'attenzione sulle risorse mancanti e sulle fratture del welfare, ma anche riaprire il confronto sulle modalità con cui il cinema rappresenta la disabilità.
Tra le conseguenze concrete, la visibilità garantita dalla selezione veneziana offrirà al film una vetrina importante e la possibilità di stimolare dibattiti in ambito culturale e civile. È plausibile che si ripropongano discussioni sul diritto alla rappresentazione autentica, sulle condizioni di lavoro delle famiglie con persone disabili e sulle risposte istituzionali necessarie, ma su questi punti il materiale disponibile non fornisce ancora risposte definitive.
La presentazione ufficiale alle Giornate degli Autori segnerà il primo appuntamento pubblico per verificare l'efficacia narrativa del film e la reazione di critica e pubblico. Per ora, ciò che emerge con chiarezza è la volontà del regista di raccontare senza facili sconti una realtà difficile e di sollevare domande che toccano tutele sociali, responsabilità collettiva e scelte etiche del cinema contemporaneo.