L'attacco coordinato di cui Kiev si è attribuita la responsabilità ha preso di mira due grandi impianti di raffinazione del petrolio al di dentro della Federazione russa, uno nella regione di Yaroslavl e l'altro nella repubblica di Bashkortostan, a distanze che l'Ucraina ha definito significative rispetto al confine. La notizia, riferita dalla BBC, descrive colonne di fumo nero e diversi focolai visibili dalle immagini circolate sui social e verificati dalla testata.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha indicato che gli obiettivi includevano gli stabilimenti Bashneft-Novoil e Slavneft-Yanos, definiti bersagli volti a «limitare i ricavi petroliferi» che, secondo Kiev, Mosca utilizza per finanziare la guerra. Zelensky ha inoltre dichiarato che sono state colpite «due imbarcazioni da pattugliamento e navi della shadow fleet» nel Mar Nero, con un chiaro riferimento ai vettori che, secondo l'Ucraina e gli stati occidentali, vengono impiegati per eludere le sanzioni sul petrolio.

Il governatore della regione di Yaroslavl, Mikhail Evraev, ha parlato di incendi alle riserve dell'impianto Slavneft-Yanos e ha descritto l'azione come il «più grande attacco di droni nemici» registrato nella zona; ha inoltre detto che quattro persone sono rimaste ferite. La BBC segnala che in una delle immagini verificate si individuano almeno quattro focolai distinti nell'area della raffineria.

L'attacco, se confermato nelle sue componenti tecniche, segnerebbe un'escalation nella capacità ucraina di colpire obiettivi profondi sul territorio russo. Zelensky ha fornito stime sulle distanze: circa 1.300 chilometri dal confine per l'impianto in Bashkortostan e quasi 700 chilometri per l'impianto di Yaroslavl. La BBC precisa che le informazioni provengono dalle dichiarazioni ufficiali ucraine e dalle immagini satellitari o amatoriali verificate da suoi team.

Mosca, dal canto suo, ha reso noto di aver intercettato centinaia di droni nelle ultime ore: il ministero della Difesa russo ha rivendicato di avere abbattuto 605 droni in vari territori, mentre le autorità locali di Yaroslavl parlano di 93 velivoli senza pilota neutralizzati solo nella loro area. La pressione aerea e la corrispondente caccia ai droni appaiono come elementi centrali della fase più recente del conflitto.

Le autorità di Bashkortostan non avevano fornito nei primi aggiornamenti un commento pubblico sull'eventuale colpo alla raffineria Bashneft-Novoil, secondo quanto riporta la BBC, circostanza che lascia alcune aperture sull'entità e la natura del danno in quell'impianto. Anche per Slavneft-Yanos le informazioni ufficiali sono state inizialmente frammentarie, con conferme locali sui focolai e sui soccorsi in azione.

Parallelamente alle rivendicazioni reciproche, le autorità ucraine hanno denunciato la prosecuzione dei raid russi sul proprio territorio, con un bilancio di almeno 11 vittime in diversi attacchi notturni, sempre secondo la ricostruzione della BBC. Tra questi, tre persone sono morte a Balakliya (regione di Kharkiv) per colpi che hanno interessato abitazioni private; altre due vittime sono state segnalate a Lozova, dove un attacco ha colpito la stazione ferroviaria, e cinque persone sono rimaste uccise in attacchi nella regione di Dnipropetrovsk.

La città meridionale di Kherson è rimasta invece completamente al buio dopo che un «impianto critico di infrastrutture» è stato colpito, ha riferito il capo regionale Oleksandr Prokudin: la mancanza di elettricità immobilizza servizi essenziali e aggrava la situazione umanitaria in una città già sottoposta a continui attacchi e interruzioni.

A Odesa, la testata britannica riporta che un civile è rimasto ucciso quando la Marina russa ha colpito due navi da carico secco — un episodio che sottolinea come il fronte si estenda ora anche alle rotte marittime e agli approvvigionamenti. L'Ucraina sostiene che alcuni attacchi in mare siano mirati contro navi usate per esportare petrolio in maniera irregolare.

I commenti pubblici dei leader internazionali e le reazioni diplomatiche non sono tutte riportate nei materiali al momento: la BBC si limita a documentare le affermazioni delle parti coinvolte e la presenza di immagini verificate che mostrano i focolai a Yaroslavl. Per questo motivo resta difficile, allo stato, stabilire con precisione la dinamica tecnica degli attacchi, le armi impiegate e l'entità reale del danno economico e ambientale prodotto negli impianti interessati.

Il quadro generale rimane segnato da una guerra che prosegue dal febbraio 2022 senza soluzione di continuità e da una strategia di attacchi mirati sia alle infrastrutture energetiche sia alle linee di comunicazione, con un aumento dell'uso di droni e di attacchi marittimi. Per Kiev, colpire fonti di ricavo del petrolio russo ha un significato operativo e politico: ridurre le risorse che, secondo le sue argomentazioni, alimentano la macchina bellica di Mosca.

Resta però aperta la questione della risposta russa e del rischio di un innalzamento ulteriore della tensione. Se le affermazioni ucraine sulla portata e profondità degli attacchi venissero confermate in modo indipendente da più fonti, si tratterebbe di un passaggio significativo nella fase attuale del conflitto. Al momento, la narrazione disponibile proviene in larga parte dalle parti in conflitto e da una ricostruzione giornalistica basata su dichiarazioni ufficiali e verifiche fotografiche, come riporta la BBC, e pertanto va letta con cautela in attesa di conferme ulteriori.