La Lombardia ha chiesto lo stato di emergenza nazionale dopo l’ondata di maltempo che nelle ultime ore ha causato frane, esondazioni, crolli e l’evacuazione di centinaia di persone in più province. La richiesta è stata formalizzata dalla Regione e sarà esaminata a livello nazionale: il presidente regionale Attilio Fontana ha ringraziato il ministro per la Protezione civile Nello Musumeci, che ha dichiarato che sottoporrà l’istanza al Consiglio dei ministri.

La conta dei danni è ancora in corso, ma le emergenze più gravi si sono concentrate in particolare in Val Camonica e in aree della provincia di Brescia e della Bergamasca. Nella zona di Sonico e Malonno, in Val Camonica, sono state registrate colate di fango e detriti. Fonti regionali e locali riferiscono di una massa di materiale franoso alta fino a due metri che si è riversata a valle in una località della zona alpina; fenomeni simili hanno interessato anche la Val Genova, al confine con il Trentino.

Complessivamente, secondo le ricostruzioni diffuse dalle testate che stanno seguendo la vicenda, circa 350–400 persone sono state evacuate in Lombardia tra comuni rimasti in parte isolati, campeggi sgomberati e nuclei familiari lasciati temporaneamente senza casa. Nella Bergamasca un campeggio è stato evacuato e sono stati segnalati sei paesi isolati a causa di smottamenti e strade rese impraticabili. In Brianza si registrano tetti divelti da raffiche e grandine, con danni a edifici e infrastrutture locali.

Decine di interventi hanno impegnato i vigili del fuoco e i volontari della Protezione civile: le squadre sono state impegnate in operazioni di soccorso, messa in sicurezza di edifici e punti stradali, rimozione di alberi caduti e assistenza alle persone evacuate. Le fonti riportano che si tratta di “centinaia” di interventi solo nelle aree più colpite, con priorità alla rimozione di detriti dalle carreggiate e al ripristino dei punti di accesso per le popolazioni isolate.

Gli effetti del maltempo non si sono limitati alla Lombardia. In Liguria e in Toscana si sono registrati migliaia di fulmini in poche ore — quasi 40mila in Liguria e 8mila in Toscana, secondo monitoraggi locali — e blackout che hanno lasciato senza corrente elettrica numerose utenze. In alcune aree del Centro e del Sud, la Protezione civile ha diramato per la giornata successiva un’allerta gialla per Molise, Campania, Puglia e Basilicata, oltre alla stessa Lombardia.

Tra gli episodi più eclatanti, nel Bresciano un fulmine ha colpito la cabina di una cabinovia: non risultano al momento vittime, ma l’evento ha provocato il blocco dell’impianto e ulteriori verifiche tecniche. La dinamica e le conseguenze di questo episodio sono oggetto di accertamento da parte delle autorità locali e dei gestori degli impianti.

I disagi hanno interessato anche la rete dei trasporti: si segnalano interruzioni e rallentamenti su arterie stradali e linee ferroviarie, con treni cancellati o deviati per consentire verifiche e messa in sicurezza dei sedimi. Alcuni comuni montani sono risultati temporaneamente isolati per smottamenti o per la chiusura precauzionale delle vie d’accesso. Le amministrazioni locali hanno attivato la macchina degli assistenti sociali e delle strutture di accoglienza provvisoria per le persone sfollate.

Sul fronte dei danni economici e infrastrutturali, al momento non esiste ancora una stima complessiva valida per l’intero territorio coinvolto. Le autorità regionali hanno spiegato che la richiesta dello stato di emergenza mira a ottenere risorse straordinarie per la gestione immediata delle urgenze e per gli interventi di ripristino. Se il governo dovesse concedere la dichiarazione, sarebbero attivate le procedure per i contributi mirati a cittadini, imprese e amministrazioni locali colpite.

Le reazioni politiche hanno accompagnato le operazioni di soccorso: oltre alla dichiarazione di Fontana sul coinvolgimento del ministro Musumeci, i sindaci dei territori maggiormente danneggiati hanno sollecitato risposte rapide per riaprire le vie di comunicazione e garantire assistenza alle famiglie. Le associazioni di Protezione civile e i vigili del fuoco hanno chiesto attenzione alle criticità della rete viaria montana, spesso esposta a cedimenti in eventi meteorologici intensi.

I meteorologi consultati dalle testate segnalano che la perturbazione responsabile dei danni è caratterizzata da rovesci intensi e temporali distribuiti su un’area estesa; la presenza di forti correnti e di un ingresso più freddo in quota ha favorito fenomeni di piena sui corsi d’acqua minori e il distacco di materiale in pendii già indeboliti da precipitazioni precedenti. Per la giornata successiva le previsioni indicano persistenza di instabilità in diverse regioni, con livelli di allerta differenziati a seconda delle zone.

Restano alcuni punti ancora da chiarire: non è stata resa nota una stima definitiva dei danni economici né un elenco completo delle infrastrutture coinvolte; non tutte le verifiche sui danni agli impianti di trasporto e alle reti energetiche sono concluse. Saranno necessari sopralluoghi tecnici nelle aree alpine e appenniniche per stabilire interventi di consolidamento e per valutare eventuali misure di tutela del territorio.

Nel frattempo, le istituzioni regionali e centrali proseguiranno il coordinamento delle operazioni di emergenza. L’esito della richiesta di stato di emergenza e la quantificazione degli interventi autorizzati saranno elementi chiave per definire il piano di ripristino e le misure di sostegno per le comunità colpite.

Per i residenti delle zone montane e pedemontane coinvolte, la priorità rimane la sicurezza: evitare spostamenti non necessari, seguire le indicazioni delle autorità locali e rivolgersi ai punti di raccolta attivati dai comuni in caso di necessità. Le prossime 48–72 ore saranno decisive per la valutazione complessiva degli effetti del maltempo e per la programmazione delle operazioni di ricostruzione a breve e medio termine.