Un nuovo pericolo ha interrotto le operazioni di soccorso dopo la drammatica alluvione che due giorni fa ha colpito la regione himalayana al confine tra Nepal e Cina: un lago formato da una frana sul versante tibetano ha cominciato a tracimare, minacciando le stesse aree già devastate dal colpo di piena e imponendo il ritiro temporaneo dei soccorritori.

A darne notizia è stata l'agenzia Deutsche Welle, che cita autorità nepalesi e fonti cinesi. Narendra Pariyar, il più alto dirigente civile del distretto di Rasuwa, ha riferito di aver ricevuto «una comunicazione che il lago ha rotto gli argini» e di osservare un innalzamento del livello del fiume. Immagini e testimonianze raccolte dai media internazionali mostrano residenti in fuga verso i versanti collinari per mettersi in salvo.

Il fenomeno è la conseguenza della frana generata dal crollo di un ghiacciaio: detriti e materiale roccioso hanno sbarrato il corso d'acqua a monte, creando un invaso artificiale a monte del punto in cui si era originata la piena. Secondo Pechino, citata da CCTV e riportata da DW, il lago conteneva approssimativamente 2 milioni di metri cubi d'acqua al momento della rilevazione e si stima che ne riceverà altri 3 milioni nei tre giorni successivi — un volume complessivo equivalente a circa 5 milioni di metri cubi, cioè oltre 1.200 piscine olimpioniche.

Le dimensioni e la posizione del bacino spiegano la nuova emergenza: il riparo di detriti si trova a più di 10 chilometri dal valico di frontiera di Gyirong, il luogo inizialmente travolto dalla piena, ed è situato a un'altitudine di circa 1.000 metri superiore rispetto al porto di frontiera. I rilievi condotti dagli ingegneri cinesi indicano che il lago misura circa 150 metri in lunghezza e ha una profondità stimata tra i 40 e i 50 metri, sebbene misurazioni precise siano difficili a causa del terreno fratturato.

L'allerta idraulica ha provocato provvedimenti immediati: il personale di soccorso cinese è stato evacuato in una zona ritenuta sicura e le autorità nepalesi hanno sospeso le operazioni di ricerca per almeno 90 minuti, secondo quanto riferito a Reuters e rilanciato da DW. L'interruzione ha rallentato le ricerche di centinaia di persone ancora disperse dopo la catastrofe iniziale.

I numeri ufficiali forniti dal Nepal, sempre citati da DW, parlano di 469 vittime confermate, un aumento rispetto al conteggio precedente di 390. La Cina non ha aggiornato il suo bilancio ufficiale, che prima dell'ulteriore aggravamento indicava tre morti nella regione autonoma del Tibet. Le autorità dei due Paesi hanno inoltre segnalato che oltre 1.000 persone risultano ancora disperse: fra queste fino a 540 sarebbero cittadini stranieri provenienti da più di 30 Paesi, ma le cifre restano approssimative e soggette a verifiche.

Il quadro operativo sul terreno è complesso. Le precipitazioni persistenti previste per i prossimi giorni rischiano di alimentare ulteriormente il bacino e di destabilizzare le pareti rocciose e i pendii intorno al lago, aumentando il pericolo di ulteriori colate e crolli. Di fronte a questo scenario, la Cina ha inviato un team ingegneristico di otto esperti incaricati di sorvolare l'area, raccogliere dati e realizzare modelli tridimensionali del sito per pianificare interventi di mitigazione.

Dalle dichiarazioni dell'ingegnere Chen Hanxiao, riportate dalla televisione di Stato cinese e citate da DW, emerge la difficoltà dell'operazione: il crollo del ghiacciaio ha creato molteplici pareti isolate e scarpate ripide lungo il perimetro del lago. La strategia generale prospettata è lo scavo di un canale di drenaggio nel punto più basso della diga di detriti, ma dimensioni e pendenza del canale dipenderanno dai calcoli idraulici e dalla velocità con cui il lago continuerà a riempirsi.

Le conseguenze pratiche della tracimazione sono immediate e pesanti. In Nepal il blocco delle ricerche riduce le possibilità di ritrovare vivi i dispersi nelle ore cruciali successive all'evento; molte infrastrutture di confine, villaggi e collegamenti stradali risultano danneggiati o impraticabili; la presenza di numerosi stranieri tra i dispersi complica le operazioni logistiche e di identificazione, coinvolgendo ambasciate e servizi consolari.

Sul piano regionale, l'evento mette in luce i rischi sempre più evidenti associati ai fenomeni di degrado dei ghiacciai e alle precipitazioni estreme nelle aree montane. Gli esperti ricordano che la combinazione di collasso glaciale, piogge intense e frane può creare rapidamente bacini temporanei instabili, con potenziali ondate distruttive a valle. Tuttavia, le informazioni disponibili al momento provengono essenzialmente da fonti ufficiali cinesi e nepalesi raccolte e sintetizzate da media internazionali; la mancanza di rilievi indipendenti sul posto limita la possibilità di una valutazione più dettagliata e tempestiva.

Restano punti aperti. Non è ancora chiaro con precisione se e quando il canale di scarico potrà essere aperto in sicurezza, né quale sarà l'entità definitiva del riempimento del lago se le piogge dovessero intensificarsi. Non sono inoltre disponibili aggiornamenti sincronizzati tra le due amministrazioni su eventuali misure congiunte di coordinamento transfrontaliero o assistenza internazionale su larga scala.

La vicenda evidenzia l'urgenza di risposte rapide ma calibrate: proteggere le vite a valle richiede sia decisioni tecniche complesse — come la progettazione di un drenaggio controllato — sia coordinamento nelle comunicazioni e nelle evacuazioni. Nel frattempo, i soccorritori devono bilanciare la necessità di continuare le ricerche con il rischio crescente rappresentato dall'eventuale collasso della diga di detriti.

Le prossime 48-72 ore saranno decisive per l'evoluzione dell'emergenza: la combinazione fra livello del lago, intensità delle precipitazioni e capacità di intervento degli ingegneri determinerà se il nuovo bacino potrà essere svuotato in modo graduale o se invece causerà un'ulteriore ondata devastante a valle. Le autorità nepalesi e cinesi hanno entrambi intensificato le attività di monitoraggio, ma l'esatta portata dei danni e il bilancio definitivo delle vittime e dei dispersi potranno essere accertati solo quando le condizioni consentiranno di riprendere pienamente le operazioni di soccorso e di ispezione sul terreno.